“La casa in colonia. Il modello Asmara” di Lulghennet Teklè

da “La casa in colonia. Il modello Asmara” 

…”Se nelle prima fase coloniale gli architetti non si erano inseriti realmente nel processo costruttivo delle colonie, dal 1936 la costituzione dell’impero offre loro l’occasione di proporre fuori dall’Italia la questione della definizione di un’architettura moderna e fascista. Il razionalismo, che non riesce ad imporsi in Italia come architettura di Stato, trova nelle colonie la possibilità di esprimersi più liberamente. Esso viene esportato insieme ad un’idea di latinità che trova origine nelle colonie del mediterraneo. La definizione di uno stile coloniale è così dominata dalla ricerca di quello che viene definito «spirito mediterraneo». Questa è la proposta italiana per un’architettura moderna che ha anche come scopo la conquista di una nuova supremazia dell’Italia nel panorama internazionale.”…”Comunque è bene ricordare che a usufruire di questo sviluppo sono soprattutto gli italiani. Infatti vige una stato di segregazione che si ripercuote anche sull’urbanistica e sull’architettura. La città continua ad essere divisa in tre zone: europea, mista e per indigeni.”

…”Le abitazioni costruite dopo il 1936 in Asmara rispondono ai nuovi modelli architettonici. Infatti la città deve ora rispondere alle esigenze di una moderna capitale. Questo perché il nuovo processo architettonico deriva direttamente dal dibattito maturato in Italia e ripreso successivamente anche in Eritrea. Nelle nuove abitazioni, rispetto alle ville costruite prima del 1936, il tetto a falde è sostituito da un tetto piano spesso a terrazza, mentre i mattoni a facciavista dei prospetti sono sostituiti da pareti intonacate. E’ introdotto l’uso di pilotis, porticati e superfici curve, talvolta c’è anche un tentativo di introdurre finestre a nastro. Mentre in Italia ci si interroga su come dovesse essere rappresentata un’architettura fascista e moderna e il dibattito rimbalza dalle pagine delle riviste alle mostre d’arte e d’architettura, ad Asmara si costruisce.”…”Lontano dalla madrepatria, si crea per questi i progettisti italiani, spesso ignorati, la condizione per sperimentare e progettare in totale autonomia e in una maniera che altrimenti sarebbe probabilmente limitata alle sole mostre d’architettura o a dibattiti sulle pagine delle riviste, con una libertà di pensiero e di azione che spesso in Italia è inimmaginabile: «… la relativa marginalità rispetto ai luoghi centrali della scuola e della professione consente loro, in più di un’occasione, di aderire senza infingimenti e mediazioni ai significati di una variegata modernità ove all’idea di progetto fa seguito con naturale immediatezza il concreto esito edilizio». Gli architetti e i progettisti, che operano in città negli anni Trenta, liberi dalle imposizioni del regime, riescono a costruire nel rispetto dei canoni espressi sulle riviste: «Le nuove costruzioni dell’Italia imperiale saranno di spirito italiano ma di forma sanamente moderna: qui si misurerà la fecondità e l’originalità dei nostri architetti, che hanno davanti a sé un campo libero da dogmi stilistici e legamenti ambientali». Essi, ispirati e influenzati dai grandi maestri, hanno la possibilità e la capacità di realizzare edifici, su un altopiano dell’Africa subsahariana, che seguono i modelli di quel periodo, passando dall’art decò al futurismo al razionalismo, in una composizione mediterranea e moderna. In questo modo, sia che si tratti di edilizia residenziale, pubblica o privata, di residenze uni familiari o di palazzi ad abitazioni, Asmara si pone come modello e luogo di sperimentazione di quello stile latino e moderno che proviene dal dibattito sull’architettura che si sta svolgendo in Italia.”

http://issuu.com/isiao/docs/asmara_tekle

L’articolo “La casa in colonia. Il modello Asmara” di Lulghennet Teklè è contenuto nel volume “Asmara Architettura e pianificazione urbana nei fondi dell’IsIAO” Ed. Gangemi 

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